Parker Solar Probe (1)

                                          di Claudio Bernacchia

Fuggire, scappare lontano e volare in alto finalmente liberi.. Questo è il sogno di ogni uomo fin dall’antichità. Un desiderio, a volte inconfessato, ben  rappresentato dal mito di Dedalo e del figlio Icaro. Per scappare dal labirinto in cui era stato rinchiuso da Minosse re di Creta, perché non  rivelasse i segreti dell’intricato percorso che aveva progettato, Dedalo, geniale inventore, creò delle ali che gli permisero di fuggire, con Icaro, suo compagno di prigionia. Ma il ragazzo, preso dall’ebbrezza del volo, arrivò troppo in alto e Febo, il Sole, implacabile, sciolse la cera che manteneva unite le piume delle sue ali e lo sventurato giovane precipitò nel mare, dove perì. Per millenni l’umanità ha dovuto fare i conti con questa precisa realtà: il sole e troppo caldo per potersi avvicinare troppo…

 

Inviare una sonda vicino al Sole, non era, fino a pochi anni fa, nemmeno pensabile. Per affrontare temperature di oltre 1300 gradi è necessario disporre di un efficace scudo termico che permetta di proteggere dal calore eccessivo. Lo scudo deve essere così efficiente che, se dalla parte verso il Sole la temperatura arriva a 1300°C dall’altra parte, dove è alloggiata la sonda, non arrivi a superare i 30 °C, la temperatura di una afosa giornata di agosto dalle nostre parti. Ci sono voluti anni di ricerche sui materiali, per ottenere questa sorta di prodigio tecnologico e poter realizzare la sonda Parker Solar Probe.
Nello stesso tempo, i pannelli solari, che forniscono l’energia  alla sonda, per  funzionare, debbono sporgere dallo scudo termico, per impedire che vengano messi fuori uso dall’alta temperatura, saranno refrigerati da uno specifico circuito di raffreddamento.

 

 

 

 

Disporre di uno scudo termico così efficiente ha permesso agli scienziati della NASA di progettare e realizzare la sonda Parker Solar Probe lanciata il 12 agosto 2018 alle ore 3,31 dalla base di Cape Canaveral in Florida.  La sonda è l’oggetto costruito dall’uomo che si avvicinerà di più al Sole arrivando ad una distanza di appena 6 milioni di chilometri. Si potrebbe credere  che, 6 milioni di Km,  siano ancora tanti ma se si considera che la distanza media della Terra dal Sole è di 150 milioni di Km ci si rende conto del contrario. Ancora, se la Terra distasse dal Sole quanto una porta dista dall’altra in un campo di calcio, Parker Solar Probe (PSP) si avvicinerebbe alla stella fino alla distanza di  appena  quattro metri, una posizione da cui è facile fare gol…

Perché tanto interesse per il Sole? Perché ci sono ancora tanti misteri da risolvere. In primo luogo quello della elevatissima temperatura della corona, la parte più esterna dell’atmosfera solare che si estende per milioni di Km. La situazione è questa: nel nucleo, all’interno della stella, dove avvengono le reazioni di fusione nucleare, le temperature raggiungono i 15 milioni di gradi, poi a mano mano che ci si sposta verso l’esterno la temperatura diminuisce fino ad arrivare nella fotosfera a circa 6000 gradi e fin qui nulla di strano. Se ci spostiamo però ancora verso l’esterno, verso l’atmosfera solare, nella zona della corona, la temperatura non continua a diminuire, come ci si aspetterebbe, ma al contrario inizia a crescere fino ad arrivare a due milioni di gradi.  È un po’ come se allontanando la mano da un radiatore sentissimo il calore che,invece di diminuire aumenta… Uno dei compiti di Parker Solar Probe è  quello di chiarire il meccanismo che regola questo andamento. Un altro fenomeno da analizzare, legato alla vita della nostra stella, riguarda l’emissione di particelle subatomiche (elettroni e protoni) alla velocità di milioni di Km all’ora. Queste particelle ad altissima velocità, il cosiddetto vento solare, colpiscono i nostri satelliti e possono arrivare a metterli fuori uso. Sulla Terra producono il suggestivo fenomeno delle aurore boreali e australi. Ancora, cosa succede durante le tempeste solari che sprigionano energie pari a milioni di esplosioni nucleari. Una quantità  di energia capace di  mettere fuori uso i sistemi di telecomunicazione del nostro pianeta.

Tra sette anni la sonda arriverà nel punto più vicino al Sole ad appena  6 milioni di km. Lungo il suo viaggio incontrerà il pianeta Venere a fine settembre 2018 e vi ruoterà attorno per aumentare la sua velocità sfruttando il cosiddetto “effetto fionda”. Nel mese di novembre si troverà ad appena 25 milioni di km dal Sole.  Il primo approccio solare è previsto per metà dicembre 2018 ed allora incominceranno ad arrivare sulla Terra i primi dati. Parker Solar Probe è l’oggetto più veloce costruito dall’uomo e raggiungerà la velocità di 609.000 km/h più di 109 km al secondo.  La missione avrà termine  ufficialmente il 14 giugno 2025.
Nel gruppo di scienziati che seguiranno le attività della sonda  c’è anche un italiano il professor Marco Velli astrofisico e docente ad UCLA (University of California, Los Angeles). Il suo compito è quello di responsabile scientifico dello strumento HELI OPS  che dovrà integrare i dati provenienti dagli altri quattro strumenti presenti a bordo ( FIELDS per la misurazione dei campi elettrici e magnetici, WISPR camera che riprenderà le immagini delle eruzioni solari, SWEAP che misurerà la velocità e la temperatura delle particelle solari, Is-is che seguirà il moto delle particelle solari).
Alla sonda è stato dato il nome dello scienziato americano  Eugene Parker che per primo, nel 1958, ha ipotizzato l’esistenza del vento solare. Parker, ancora vivente, a novantuno anni, ha assistito al lancio della sonda che porta il suo nome è ha dichiarato di essere interessatissimo a conoscere quel che scoprirà.

    

Eugene Parker assiste al lancio della sonda Parker Solar Probe